* makes me happy *

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Ich wollte nie eine “Lehrerin” werden, und auch wenn ich meine Kinder einige Jahre selbst “unterrichtet” habe und heute so etwas ähnliches mache wie “unterrichten”, so fühlt es sich für mich eigentlich nicht so an, da ist kein  “Lehrerin-Gefühl”. Vermutlich empfinde ich es so, weil ich keine Ausbildung in dieser Richtung habe.
Der Begriff “Lernbegleitung” passt da schon besser, obwohl er für mich ein bisschen zu passiv klingt und auch ein kleines bisschen “von oben herab”, im Sinne: Ich begleite dich, weil du den Weg nicht kennst – ich kenne ihn aber schon – und damit du dich nicht verläufst, keine Angst hast usw.- Ich benutze den Begriff trotzdem, weil mir kein besserer in deutscher Sprache einfällt…
Stimmiger ist für mich der Begriff “learning companion“, wie ihn meine Freundin Carmen benutzt, die ich in dieser Woche getroffen habe und mit der ich wie jedesmal wunderschöne Gespräche führen konnte. Als learning companion bin ich selbst mitten drin im Lernabenteuer, entdecke mit dem Kind neue Welten, erfahre neue Herausforderungen, lote Grenzen aus und suche neue, eigene Wege. Ich kenne viele Antworten auf Fragen nicht, aber wir finden sie meistens gemeinsam. Oder auch nicht – manche Fragen bleiben unbeantwortet, für lange Zeit oder für immer. Etwa dann, wenn man ins Philosophieren kommt. In der freien Art des Lernens weiß man nie genau, wohin man gerät. Abschweifen ist erlaubt und erwünscht,  gemeinsam gehen wir vom Wege ab, schlagen uns durchs Gebüsch, holen uns Schrammen beim Klettern über die Dornenhecke und merken dann plötzlich verdutzt, dass wir im Kreis gelaufen sind – lautes Lachen.
Dieses Glücksgefühl, es ist kaum zu beschreiben. Es sind einzigartige Momente, die man miteinander teilt. Wenn es auf einmal mit der Schreibschrift klappt – von einem Moment auf den anderen. Wenn dank der von uns gemeinsam erfundenen Eselsbrücken für wichtige Daten und seltsame Namen kein angestrengtes Nachdenken mehr nötig ist; wenn es zum Spiel wird, möglichst viele schwierige Begriffe erklären zu können. Wenn die Lernspiele, die ich mir ausdenke, funktionieren – sogar besser, als eigentlich gedacht – das hat etwas Magisches an sich. Oder wenn wir staunen, wieviel wir in wenigen Wochen schon geschafft haben. Und wenn das Kind auch beim Pausemachen  mit Tee und Keksen möchte, dass ich währenddessen weiter mache mit Erklären und Erzählen – nur keine Minute ungenutzt lassen…
Auch mit dem Begriff “facilitator” kann ich mich gut identifizieren. Ich überlege, welche Materialien, Übungen und Lernmethoden sich für dieses eine Kind, für diesen Lerntyp am besten eignen. Sie sollen eine Herausforderung, aber keine Überforderung darstellen. Das ist sozusagen Millimeterarbeit. Und so spannend!
Als facilitator empfinde ich mich auch, wenn ich Erwachsenen durch meine Erfahrungen und Überlegungen in diesem Bereich weiterhelfen kann. “Was würdest du in diesem Fall tun?” werde ich oft gefragt. Meistens tragen die Fragenden die Antwort schon tief in sich selbst – ich helfe dann mit meiner Antwort eigentlich nur, sie an die Oberfläche zu holen, Klarheit zu schaffen. Oft ist es eine Art “Fenster putzen”, damit das Licht wieder hereinkommen kann.
Das Glücksgefühl, es hat mich in dieser Woche besonders stark begleitet. Ob es noch die Nachwirkungen von den Tagen in Mailand sind, wo es viele sehr schöne Begegnungen und Gespräche gab und ich auch erfahren durfte, dass meine Vorschläge sich als hilfreich und wirksam erwiesen haben, oder ob es die Rückmeldungen zum Handbuch sind, oder weil ich in Gedanken schon bei der nächsten Lerneinheit bin – wer weiß, es ist jedenfalls eine richtig schöne Sonntagsfreude.

Non avevo mai voluto diventare “un’insegnante” e non mi sono mai sentita come tale, nonostante in passato abbia fatto “scuola a casa” e oggi “insegno” diverse materie in lezioni individuali. Continuo a non sentirmi un’insegnante, ed é giusto cosí, visto che non ho né la formazione professionale né l’ambizione di “insegnare” appunto.
No, invece mi trovo meglio a dire che sono una “Lernbegleiterin” – in tedesco significa “accompagnatrice nell’apprendimento”. Anche se a dire il vero la parola mi sembra un pochino passiva e anche un pochino “dall alto”: come se io fossi qualcuno che conosce la strada e perció ti accompagno, bambino, tu che non sai dove andare; cosí tu non ti perdi, non devi avere paura, non sbagli ecc.
Meglio allora dire “learning companion” come definisce questo approccio pedagogico-didattico la mia amica Carmen, che ho potuto incontrare questa settimana. Come al solito abbiamo scambiato tante idee e opinioni. Sono davvero fortunata a conoscerla! Come learning companion sono parte attiva nell’apprendimento del bambino, insieme scopriamo il mondo, affrontiamo diverse sfide piccole e grandi, cerchiamo i nostri limiti e nuovi, sconosciuti percorsi. Ci sono molte domande alle quali non so rispondere, e dunque le risposte le troviamo insieme. O anche no, perché ci sono domande destinate a rimanere senza risposte chiare, come ad esempio quando si inizia ad entrare nel mondo della filosofia. Perché nell’apprendimento libero non sai mai cosa ti aspetta, dove vai a finire. Insieme lasciamo il sentiero e entriamo nel bosco sconosciuto, ci perdiamo fra gli alberi, consultiamo la bussola senza capire veramente, attraversiamo un ruscello e all’improvviso ci accorgiamo che abbiamo girato a vanvera e ci ritroviamo al punto dove siamo partiti – grande risata.
Questa gioia non la riesco a descrivere. Sono momenti particolari, unici, preziosissimi che stiamo condividendo. Quando all’improvviso la mano fa cosa vuole la mente ed esegue alla perfezione la scrittura in corsivo. Quando ci inventiamo diverse strategie, spesso divertenti, per ricordare date e nomi importanti, quando diventa un gioco essere capaci di saper spiegare queste parole difficili, strane, tecniche. Quando i materiali didattici che provo a inventare o a perfezionare funzionano meglio del previsto – come una specie di magia. Quando facciamo i complimenti a noi stessi perché in poco tempo abbiamo giá concluso questo, quello e quell’altro argomento. Quando anche mentre ti propongo una piccola pausa e fai merenda con biscotti e té mi chiedi di continuare a spiegare e raccontare, per non lasciar inutilizzato nemmeno un minuto…
Anche con la parola “facilitatrice” riesco ad identificarmi bene. Mi impegno a scoprire quale materiale didattico, quale tipo di esercizio in questo momento puó essere il migliore per questo bambino – osservo, rifletto, propongo. L’arte é quella di saper arrivare alla sfida in modo da creare una proposta che attira l’interesse, che sia a misura di bambino, ma che non si trasformi in una richiesta eccessiva. Qui spesso si tratta di pochi millimetri di spazio tra l’effetto desiderato e l’effetto indesiderato. Molto emozionante!
Mi sento poi anche come facilitatrice quando vedo che sono in grado di dare una mano ad adulti, a famiglie o insegnanti, con le nostre piccole esperienze e le mie riflessioni in questo campo. “Cosa faresti al mio posto?” é una delle domande piú frequenti. E poi mi accorgo che di solito chi chiede, porta la risposta giá dentro di sé, e con la mia risposta non faccio altro che accendere una luce per illuminare il “sí”. È come “pulire le finestre”, per fare in modo di lasciar penetrare meglio il sole – via con tutta quella polvere…
Questa settimana la sensazione di gioia mi ha accompagnata piú del solito. Saranno gli effetti degli incontri bellissimi che ho fatto a Milano, o forse i primi feedback positivi sul manuale, o il fatto che mentalmente sto giá preparando le lezioni per la prossima settimana – chissá, comunque mi sento proprio fortunata di poter proseguire questo percorso.

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9 thoughts on “* makes me happy *

  1. Interessant.. ich empfinde “Begleitung” nicht als von oben herab, da es ja nicht ein Vorausgehen ist, sondern ein Daneben-/Mitgehen.
    Auf alle Fälle finde ich es so schön, dass Du eine derartige Freude hast, die aus Deinen Zeilen richtig raussprüht.
    Alles Liebe, Martina :-)

    Liked by 1 person

  2. Io l’ho sempre detto che il tuo entusiasmo è contagioso!!!
    Bella l’immagine delle finestre. Vedi fai diventare bello e interessante anche un lavoro casalingo faticoso e noioso. :)

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  3. mocaliana

    ce ne fossero insegnanti come te cara Sybille!
    intendo: ce ne vorrebbero molti di più, con un atteggiamento così aperto e curioso!

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    1. L’ottimale sarebbe che ogni bambino possa scegliersi l’insegnante o gli insegnanti con i quali si sente piú in sintonia in quel momento o per quella materia o esperienza… Questo é uno degli aspetti della nostra ex scuoletta montessoriana che mi era piaciuto di piú – il fatto che i bambini decidevano liberamente a chi rivolgersi.
      Ciao a presto! :)

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  4. Pingback: … come studiamo storia quest’anno… | A scuola con Matilde...

  5. Mir geht es beim Wort Begleitung wie Martina…
    Ich finde es wunderbar, wie du es beschreibst – ein wirklich toller, freudestrahlender Post. Schön! :-)
    Mir geht es nach gelungenen Lektionen auch immer so, gerade in den freieren Fächern, wie Mensch&Umwelt oder Religion&Kultur, wo ich gemeinsam mit den Kindern neues entdecken kann, wenn die Kinder ins erzählen und fantasieren kommen oder wir einen Gedanken weiterspinnen. Ach, ich bin gerne Lehrerin :-D
    Ganz liebi grüäss, anja

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    1. Danke Anja,
      ja, das mit dem Wort Begleitung ist nur meine eigene kleine Wahrnehmung, wenn ich’s mit mir ganz genau nehmen möchte. ;)
      Oh, Religion&Kultur als zusammengelegtes Fach klingt sehr spannend, so kenne ich es aus unseren Schulen nicht.
      Liebe Grüße,
      S.

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